Gli integratori sono nella nostra casa, nella nostra borsetta, nei nostri discorsi e anche negli scaffali dei supermercati. Sì anche e soprattutto dei supermercati, perché non sono farmaci, bensì alimenti. La Direttiva europea 2002/46 del 30 luglio 2004, li definisce come:
“prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta e che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare ma non in via esclusiva aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate.”
Essendo prodotti alimentari, la Legge impedisce che possano vantare proprietà terapeutiche o di prevenzione di malattie. Tra gli ingredienti degli integratori troviamo minerali e vitamine, ma anche molte altre sostanze aventi un ruolo nutritivo (es. gli acidi grassi polinsaturi) o fisiologico (es. caffeina o melatonina).
E’ difficile dare un giudizio univoco su ognuna delle tantissime molecole o dei nutrienti presenti negli integratori, ma se restringiamo il nostro interesse a minerali e vitamine, vi sono situazioni fisiologiche dove l’uso di specifici integratori può risultare utile a causa di un aumentato fabbisogno.
E’ il caso della gravidanza, dove è necessario aumentare l’assunzione di acido folico, ferro, vitamina B12 e D.
Una supplementazione con vitamina B12 può risultare utile per le persone che seguono diete vegane o vegetariane, in quanto non assumono alimenti di origine animale, che sono fonte alimentare di questa vitamina.
L’indagine CREA (Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione) Studio sui Consumi Alimentari in Italia – IV SCAI – Anno 2023”, mostra un’assunzione media di vitamina D e di calcio inferiore ai fabbisogni per la popolazione con più di 50 anni. Questo non significa che tutti gli italiani debbano integrare la loro dieta con calcio e vitamina D, ma solo che in alcune circostanze (es. osteopenia oppure osteoporosi) potrebbe essere utile farlo.
Nel mondo degli sportivi agonistici esiste poi un razionale d’uso della caffeina e, in misura meno netta, della taurina. La caffeina:
- aumenta la broncodilatazione e quindi il volume di ossigeno inspirato;
- aumenta anche la vasocostrizione periferica, aumentando così il flusso sanguigno agli organi interni prioritari;
- riduce la percezione della fatica;
- aumenta attenzione e vigilanza.
Questi effetti spiegano perché siano gli sport di endurance quelli dove maggiore è l’impiego della caffeina. I dosaggi che hanno mostrato di migliorare la performance sportiva vanno da 3 a 6 mg/kg di peso corporeo, mentre vi è indicazione di non superare i 9 mg/kg.
Un miglioramento nelle prestazioni in sport aerobici e di durata è stato visto con la taurina, in dosaggi da 1 a 6 gr/die, questo è giustificato dal fatto che la taurina:
- aumenta la forza della contrazione muscolare;
- aumenta la gittata cardiaca, aumentando così il flusso di ossigeno e nutrienti che arrivano ai muscoli;
- protegge i mitocondri dal danno ossidativo, migliorando così la capacità di produrre energia da destinare allo sforzo fisico
Inoltre la taurina esercita un’azione anti-infiammatoria generalizzata, utile anche per persone con ridotta attività fisica.
In conclusione, gli integratori, sebbene non debbano essere intesi come sostitutivi di una dieta varia ed equilibrata, possono essere utili “a ottimizzare gli apporti nutrizionali, fornire sostanze di interesse nutrizionale ad effetto protettivo o trofico e migliorare il metabolismo e le funzioni fisiologiche dell’organismo” (ISS, Istituto Superiore di Sanità, Epicentro).
Redatto da:
Rossi Filippo
Ricercatore in Nutrizione Umana
Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali
Università Cattolica del Sacro Cuore
Piacenza